Oro rosso

Posted: 16 aprile 2010 in Uncategorized
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Abbiamo sempre segnalato le interessanti inchieste di CRASH, la trasmissione di Rai Educational condotta da  Valeria Coiante con la collaborazione di Emilio Casalini, Andrea Tinari, Alberto Isopi, Paolo Zagari.

Dopo i fatti di Rosarno, ancora una volta è balzata evidente, agli occhi della politica e delle istituzioni, la mancanza di controlli sulla filiera della produzione agricola. La produzione dei pomodori pelati, ad esempio, non guarda alla provenienza della materia prima. Quindi, se sulle nostre tavole arrivano sughi e passate prodotti con il lavoro nero dei braccianti agricoli stranieri, sottopagati e tenuti in condizioni disumane, nessuno lo sa o è obbligato a saperlo.

Seguendo questo link potrete accedere alla puntata di CRASH andata in onda venerdì 9 aprile.

Per dare una miglior connotazione del fenomeno inseriamo di qui un piccolo abstract dell’articolo/intervista  “La crisi dell’Oro Rosso”, pubblicato su Trashfood il 28 agosto 2007.

L’articolo è di Gianna Ferretti, docente presso l’istituto di Biochimica della Facoltà di Medicina e Chirurgia e della Scuola di Specializzazione in Scienze dell’Alimentazione dell’ Università Politecnica delle Marche.

La crisi dell’oro rosso

E’ un prodotto considerato uno dei simboli dell’alimentazione mediterranea e del Made in Italy: il pomodoro ed i suoi derivati, salse, pelati, sughi pronti. Se in passato l’Italia e in particolare le regioni del sud erano tra i principali produttori, negli ultimi anni si è avuta una massiccia importazione di pomodoro semilavorato dalla Cina.
E dove finiva? chi importava e inscatolava a volte non si faceva problemi a etichettare il prodotto come Made in Italy? Dal 15 giugno 2006 la “passata di pomodoro” è tutelata per legge. I numeri dicono che le importazioni di semilavorato dalla Cina sono in calo, ma la coltivazione del pomodoro, l’”oro rosso”, è attraversata da una grave crisi e da un calo delle produzioni. Parliamone con Francesco Travaglini, un produttore molisano di olio extravergine, di formaggi, e non solo. Sì proprio lui, l’inventore dell’abbonamento all’orto di Parco dei Buoi e blogger della Simplicissimus Blog Farm. Prima qualche numero, attingendo da notizie in rete, per capire la dimensione del problema.

Pomodori freschi e concentrati: Diamo i numeri

-In Italia il pomodoro è l’ortaggio più consumato. Secondo il panel ISMEA-Ac Nielsen Homescan del 2004 le famiglie ne hanno comprato quasi 32 kg all’anno. Una quantità pari al 16% del totale di acquisti di verdura che nel nostro Paese tocca in media i 200 kg annui per famiglia

-Circa 60mila ettari coltivati, 7mila imprenditori agricoli che producono un quantitativo di 44 milioni di quintali. La prima regione per produzione di pomodori resta la Puglia, quella che trasforma il maggiore quantitativo è la Campania dove lavorano 125 aziende, delle 200 operative in Italia. Complessivamente in Campania viene trasformato il 65% del prodotto italiano ed il 30% di quello europeo.

- L’import di concentrati cinesi verso l’talia è cresciuto a ritmi sostenuti negli ultimi anni. Il vero balzo in avanti c’è stato tra il 1999 e il 2000, quando le importazioni in volume sono più che raddoppiate nel giro di un solo anno. Il 2001 ha fatto segnare un più 70%.

-Per gli acquisti di concentrati cinesi l’Italia ha speso, nel 2004, 71 milioni di euro (+13% sul 2003), contro meno di 16 milioni rilevati alla fine degli anni Novanta.

-Dalla Cina nel 2004 sono arrivate 150 mila tonnellate di pomodoro concentrato, per un valore di 62 milioni di euro entrati nelle casse del Paese asiatico. Erano meno di 22mila di fine anni Novanta.

-Inversione di tendenza nel 2006. L’importazione di pomodoro conservato dalla Cina è diminuito ed è passato dai 98 milioni di chilogrammi del 2005 ai 58,5 milioni.

-Le stime 2006 sul pomodoro da industria hanno indicato un raccolto pari a quattro milioni di tonnellate inferiore del 26% rispetto alla produzione di 5,4 milioni di tonnellate ottenuta nell’anno 2005.

-Le nazioni ai primi posti per i volumi di pomodoro italiano acquistati sono la Germania ( con un quota del 21%), il Regno Unito ( 17%), la Francia ( 9%), gli Usa ( 6%) ed il Giappone ( 4%).

-Dal 15 giugno 2006 la passata di pomodoro è tutelata per legge. I pelati, invece, da tempo potevano essere preparati solamente rispettando alcune regole e solo da pomodori freschi e maturi. La rintracciabilità del prodotto “passata di pomodoro” deve garantirne la composizione e la provenienza delle materie prime, obbligatoriamente in etichetta deve essere indicata la zona di coltivazione del pomodoro fresco utilizzato nella preparazione della passata che, in base al D.M. 23.09.05, dovrà essere prodotta esclusivamente con questo ingrediente e non con concentrato diluito con acqua.

Da dove arriva(va) il pomodoro cinese? La produzione cinese di concentrati di pomodoro è localizzata nei bacini di Junggar e Tarim – nella regione di Xinjiang – a nord-ovest del Paese nei pressi del confine con il Kazakistan. Due grandi gruppi controllano la trasformazione: Tunhe, che opera dal 1993 e possiede 12 impianti, e Chalkis. E il futuro ripresenta particolarmente preoccupante perché dopo l’arrivo di pomodoro già lavorato, è probabile lo sbarco in Europa dei pomodori pelati Made in China. Sono stati presentati per la prima volta circa un paio di anni fa al Salone dell’Alimentazione di Parigi dalla multinazionale cinese Chalkis Tomato, filiale della Xinjiang Production fondata dall’esercito cinese.

-Francesco tu sei un produttore di olio extravergine e di formaggi ma parte della tua azienda è dedicata anche alla coltivazione di frutta e ortaggi, tra cui pomodori. Come’ è la situazione negli ultimi anni in Molise?
La produzione di pomodori, alcuni lo chiamano “oro rosso” si è ridotta di due terzi nella mia zona rispetto a quella degli scorsi anni. L’anno scorso c’erano montagne di pomodoro da distruggere, raccolte portate alla pesa e poi scaricate di nuovo in campo. Per prendere i contributi pubblici. La stragrande maggioranza dei produttori medio piccoli non ce l’hanno fatta a reggere il secondo o terzo anno di disfatta come ho raccontato qualche giorno fa.

Fonti: Newsfood, Parco dei Buoi, Ismea

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